From Hip Hop to Me (piccola autobiografia artistica)

Abito vicino alla ferrovia che collega Bassano del Grappa a Trento. Da piccola vedevo passare treni dalle superfici colorate. Non sapevo bene cosa fossero, né come venissero realizzate quelle scritte, eppure me ne innamorai. Passarono gli anni, iniziai le medie. Disegnavo sui quaderni di scuola, quasi di nascosto. Cominciavo a sentir parlare di rap, hip hop… termini confusi. Pescavo qualcosina dai discorsi dei ragazzetti più grandi, o da qualche giornaletto. Quel mondo all’apparenza così lontano da me mi attirava, ma sembrava che nessuno ne sapesse più di tanto sull’argomento.

Comprai un libro, che perl opiù si occupava di musica e discografie, ma che dedicava i primi capitoli alla storia di questo movimento culturale, che includeva -woow!- non solo la parte musicale di mcing e djing, ma anche il graffiti writing e il b.boying.

Lessi del Bronx, dello schifo in cui vivevano quei ragazzini che nei primi anni 70 avevano la mia età, e mi dissi che io non avrei mai potuto praticare quelle arti in quanto ero bianca, vivevo in mezzo ai monti e non avevo una famiglia problematica. Per anni continuai a disegnare di nascosto, mettendo da parte le mie colorate creazioni con la convinzione che sarebbe arrivato il giorno in cui avrei dovuto smettere, in cui qualcuno mi avrebbe detto “tu non puoi!”. Il momento tanto temuto arrivò la sera in cui due ragazzi cominciarono a punzecchiarmi per la mia larga felpa col cappuccio: “Ti piace l’Hip Hop? Sai cos’è?” convinti di cogliermi impreparata, ma li colsi di sorpresa: sapevo dei quattro elementi, della Zulu Nation.. ecc. Quando videro lo sketchbook che portavo sempre con me, mi presero con loro. Avevo 14 anni e nacque così la mia prima crew, la 3Cuori3Pikke (3c3p), fondata assieme a Oist e J.Sarco; quasi contemporaneamente, nacque Keibi.

Quando Camilla era debole e stanca, Keibi era forte e creativa. Quando Camilla aveva paura, Keibi le donava coraggio. Quando andava tutto male e al mio fianco non c’era nessuno, Keibi c’era, con il suo bisogno di dire un’altra rima, di sentire ancora un break beat, di fare un’altra bozza e vederla realizzata su un muro. Quelli dell’adolescenza sono stati per me anni meravigliosi e terribili, pieni d’amore, di baratri, di malinconia, di follia. Grazie all’Hip Hop ho conosciuto le persone più importanti della mia vita.

L’HipHop mi ha fatto amare la mia città ed essere fiera di venire da qui.

L’HipHop non mi ha mai fatto sentire sola.

L’HipHop mi ha fatto vedere che il mondo è grande ma che un piccolo filo ci unisce a tutti e a tutto.

L’HipHop mi ha fatto viaggiare, incontrare molte persone e vivere grandi avventure.

L’HipHop mi ha fatto crescere.

L’HipHop mi ha reso fiera di essere una donna.

L’HipHop c’era anche quando non avevo nient’altro a tenermi su.

L’HipHop mi ha insegnato l’amore e la passione.

L’HipHop mi ha insegnato che c’è sempre qualcosa da imparare.

L’HipHop mi ha dato la voce per dire ciò che dovevo dire.

L’HipHop mi ha fatta sentire parte di una comunità.

L’HipHop mi ha dato un nuovo nome, ma mi ha fatta rimanere sempre me stessa.

L’HipHop mi ha anche fatto incontrare la mia arte e il mio modo di esprimermi.

Infatti, affamata di colori, forme e poesia, a 18 anni ho capito che non potevo proprio vivere senza creare. Così è arrivata nella mia vita la pittura, e oggi, continuando a sporcarmi le mani, continuo a produrre e a cercare di dire qualcosa attraverso fotografia, scultura, performance, scrittura.

Ora sto lavorando in un carcere (luogo in cui un errore può diventare una possibilità per migliorare se stessi) a un progetto che forse riassume tutta la mia vita artistica, e a un nuovo modo di fare arte legato al piacere e al prendersi cura di sé, verso cui proprio la filosofia che sta dietro il movimento Hip Hop mi ha portata.

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English version:

I live near the railway between Bassano del Grappa and Trento (in the North-East of Italy). When I was a child I saw a lot of painted trains. I didn’t know the meaning, and I didn’t know how these signs were made, but I fell in love with them. Some years after, when I was more or less 12 years old, I started drawing shyly on my school notebooks. I started to hear older guys or music magazines talking about rap or hip hop (imprecised words). I was attracted by that world that seemed so far from me, but nobody told me nothing precise about it.

I bought a book about this cultural movement, and I discovered that -wooow!- in addition to musical part of mcing and djing, also graffiti writing and b.boying were included.

I red about the Bronx, about the shit in which that kids lived, that kids that had the same age of me in the early 70s, and I thought that I never should practice these arts because I was a white girl, I lived by the mountains and I hadn’t particolar troubles with my family. I kept drawing, hiding my creations, thinking that one day someone would have told to me “you should stop, you can’t do this!”. This moment arrived: one evening two guys started to provoke me cause of my baggy hoodie: “So do you like hip hop? Do you know what is it?”. I surprised them! I knew about the four elements, the Zulu Nation…etc. When they saw my sketchbook, they started to respect me and they kept me into their group. I was 14 and my first crew was born: the 3Cuori3Pikke (3c3p), with Oist and J.Sarco. In the same moment, Keibi was born too.

When Camilla was weak and tired, Keibi was strong and creative. When Camilla was afraid, Keibi gave her her courage. When all was wrong and I was alone, Keibi was there to say another rime, to hear again a break beat, to make another sketch and see it realized on a wall.

My teen age was beautiful and terrible, full of love, full of darkness, melancholy and madness.

Thanks to Hip Hop I met the most important persons in my life.

HipHop made me love my city and made me proud of my roots.

HipHop never leaves me.

HipHop showed me that the world is big, but a little thread keeps all united.

HipHop made me travel, meet a lot of people and live great adventures.

HipHop made me grow.

HipHop made me proud of being a woman.

HipHop was there even when there wasn’t nothing else that keeps me alive.

HipHop taught me love and passion.

HipHop taught me that there is always something else to learn.

HipHop gave me the voice when I was voiceless.

HipHop made me feel part of a community.

HipHop gave me a new name, but allowed me to remain myself.

HipHop allowed me to meet my art and my self-expression.

In effect, hungry of colors, shapes and poetry, at 18 I understood that I can’t live without create. So, painting came in my life and nowadays, with my hands always busy and dirty, I continue to produce and to try to say something with photography, sculpture, performances and writing.

Now I’m working in a jail (a place in which a mistake can be a possibility for make yourself better) to a project that maybe sums up all my artistic life, and to a new way of make art concerned to pleasure and to taking care of yourself. And it was exatly the philosophy behind the Hip Hop movement that bring me to that way.

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more at: http://2phecrew.blogspot.it/

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