Pelle d’Oca 2013

Considerazioni sul lavoro Pelle d’oca

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi,

che pratica la tempesta e ride degli arcieri;

ma esiliato a terra in mezzo agli scherni,

le ali di gigante gli impediscono di camminare.

Baudelaire.

Pelle d’Oca” è un’opera e una performance condivisa realizzata dal gruppo del corso di Daniela Zarro all’interno del Biennio Specialistico in Teoria e Pratica della Terapeutica Artistica.

È stata vincitrice del Premio Rock The Academy, all’interno di The Others Fair 2013 a Torino e finalista al Premio Nazionale delle Arti Figurative Digitali Scenografiche di Bari nello stesso anno.

Il gruppo di autori e performer è composto da: Manuela Amadei, Carlo A., Camilla Baron, Martina Basconi, Giulia Beccalli, Elsa Berhani, Marilisa Caputo, Elena Carosi, Viola Ceribelli, Federica Citterio, Silvia Cucurnia, Leonarda Dalessandro, Eda Dika, Manuela Fais, Astrid Ferrari, Roberta Gherardi, Carola Giabbani, Jamaica Longo, Giuditta Maccalli, Letizia Elvira Maggiora, Sara Manchi, Ottavio Mangiarini, Beatrice Masi, Andreea Alexandra Morandi, Davide Pala, Cinzia Pattoni, Eliana Perosin, Silvia Porro, Oxana Redina, Maria Carmela Rizzo, Aurora Rossini, Eugenia Trotta, Angela Vitale.

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Storia di un’opera condivisa

Peli e piume sono occhi, che rispondono rizzandosi a stimoli esterni, sia visivi che intuitivi. Anche gli esseri umani ne sono dotati: un’emozione, una paura, un istante di inquietudine bastano a farci venire la pelle d’oca, una sorta di sesto senso (fisico ma anche psichico) che la Natura ci ha donato per captare segnali (utili ma anche di pericolo). Basandosi su questa suggestione, ciascuno ha creato la sua Pelle d’oca, il suo sistema di allarme e protezione. Come degli sciamani, ci siamo procurati i colori e i materiali dei quali più necessitavamo il potere.

Fili come peli,

piume in colorato allarme,

nodo, ritmo, brivido.

Ciascuno ha tessuto il suo spicchio nodo dopo nodo e l’ha assemblato a quelli degli altri fino ad ottenere una folta pelliccia circolare, larga oltre tre metri e pesante 70 kg.

Oltre a coprirci di bellezza, essa ha l’importante funzione di proteggerci. Ho realizzato il mio pezzo come se si trattasse di una vera e propria arma, un mantello di guerra che doveva avere i miei colori, dei materiali-amuleto, qualche trofeo, qualche promessa e tutta la forza totemica degli animali che fin dall’infanzia tornano nella mia vita e nel mio bestiario del sogno. Si trattava del mio pelo e delle mie piume, dai colori aggressivi degli uccelli maschi, un po’ compiaciuti e un po’ frementi.

Nel grande abbraccio della pelliccia condivisa, ciascuno spicchio manteneva intatta la sua forza e l’energia di quei mille nodi. Ora il mio mantello proteggeva tutti, ed io ero protetta dai mantelli di tutti.

Pelle d’Oca come metafora del dono dell’artista

Ogni dono è insieme un potere e un fardello, poiché comporta delle responsabilità.

Questa Pelle d’Oca è perciò una metafora del lavoro di noi artisti, ancor più se si opera come artisti terapisti: possediamo infatti, ed è nostro dovere usarle ed affinarle, tutte le capacità della pelle animale.

La nostra Pelle d’oca condivisa è pesante, pesantissima, ma è necessario portarla con orgoglio e responsabilità. È la nostra capacità di sentire prima dei sensi. È la nostra sentinella. È ciò che ci fa curvare la schiena, che ci dà degli scossoni e ci stanca, ma è anche ciò che ci permette di essere chi siamo e ci lega ai nostri simili.

Pelle d'oca a The Others Fair 2013, Torino.

Pelle d’oca a The Others Fair 2013, Torino.

Pelle d'oca a The Others Fair 2013, Torino.

Pelle d’oca a The Others Fair 2013, Torino.

Pelle d'oca all'inaugurazione della Casa delle Donne, Milano 2014.

Pelle d’oca all’inaugurazione della Casa delle Donne, Milano 2014.

Non andiamo avanti tanto per andare avanti.

Resistenza significa che stiamo facendo qualcosa di essenziale.

C. Pinkola Estés

Per maggiori informazioni: http://terapeuticartisticanews.wordpress.com/2013/11/06/5/

Il video di Pelle d’oca: http://www.youtube.com/watch?v=uFrq71_41aM

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